Le sue gambe accavallate, poi il giornale a terra, poi il silenzio, poi le mie gambe accavallate

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

…hai accennato a quel vecchio discorso di vecchie cose…

ricolma di polvere
la tua volontà-bocca-polso
mi lega alla nicchia
in pasto ai fantasmi

Nuda lenta vergogna
a tendere il ventre
apro sorde le gambe
accolgo i rancori
partorisco il rovescio
della tua causalità.
Con coraggio:
avanti!
Siate uomini
appesi ai miei capelli
con coraggio e ritegno
in fila state, tangenti la mia giostra
a guardarvi le scarpe
il laccio vi coglierà
comunque impreparati
a cadere.

…e poi hai ricordato quel disegno a china e caffè…

ho ridotto lo spazio
tra le mie dita
ho spinto l’unghia
fin dentro il palmo
Ho riaperto:
non c’eri più

(o forse dentro la carne…)

Stamattina il letto era
un solo rumore
lo stesso che ora mi confonde
ad ogni passo gettato lento
sulla natura della veglia.

…hai poi passato la mano sul tavolo di vetro…

Il sole ci coglie ora solidi
abbandonati dalle geometrie
imperfetti, molli distesi.
Gli occhi fessura per l’eco
del ricordo:
ci furono case su case
costruite a ridosso della paura
del freddo.
Ci riuscirono, nell’esorcismo
caldi stretti cantarono in gruppo, ebbri
la danza delle ore, e ancora…

…Un colpo di tosse.
Riallaccio i nervi della mia cute
alle lancette del tuo orologio.
Tu sogni morto, le tue parole morte.

Raccolgo allora gli stracci da appendere
al tramonto
varco la soglia con il cesto tra le dita
tese
in dono alla notte
altre frattaglie del sole.
Anche stanotte, al mio rientro
legherai il tuo respiro
al mio collo
ed il giogo riprenderà
la costruzione del silenzio.

Ci furono case costruite
ove non c’erano case
ma solo tempesta
e acqua
e luce.

Ogni dio si oltrepassa e muta da sé
ogni landa è pelle dismessa.

18 dicembre 2007

Mano sotto il mento, finestra, fuori il vento

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

A scorrimento tra dita
s’introduce il fiume dell’indicibile
soppesando la mano
il consistere del tatto.
Ero
freddo fame calda paura
fino a quando ora morta
nel becco delle gazze
mi tramutai in canto
metabolizzato urlo
conficcata nei fianchi dei larici
accolgo un nido
ed un vento
che mi soffi memoria.

16 dicembre 2007

Se stessi seduta qui sarebbe diverso domani: e tu ridi

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

Sulle labbra di certi uomini
si danno risate ago e filo
fulmini a cucire
i due lembi di buio.

14 dicembre 2007

Appuntare l’esistente e lenzuola verdi

•Dicembre 23, 2007 • 1 Commento

Ancora ad indovinare i territori
delimitati dall’ago sismografo
terremoti a filo d’acqua
battiti d’ali
fenditure nella crosta, umana.

Indovinare gli scatti metallici
mille persone-compasso
disegnano le geometrie dei miei globuli
secchi in grembo.
Semi-cerchi lunari
avviano il pianto d’inizio.

14 dicembre 2007

Mi ha insegnato a fare nodi stretti, sempre diversi.

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

Il dono
che brucia dal dentro
me lo diede un marinaio
nella sua mano tesa
poi persa nel blu.
Abissi prima del donare
abisso, dopo.

Non l’ho salvato
ed ora è ciò che è
il mare
il silenzio dentro
che brucia.

12 dicembre 2007

Pausa, ombra dello stabilimento a picco, un mozzicone o niente in mano.

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

Tracciata
la linea piatta insiste
accarezza
dolcemente mi schiaccia
carne e vuoto
in una scatoletta per la giusta
conservazione.
Linea piatta delle parole mangiate
buone cattive
digerite
merda.
Linea dell’orizzonte
e l’uomo con la tuta blu
osserva e sputa.

Giunto il canto delle sirene
io e lui incantati
si rientra nella scatola
linea di riproduzione
piatta.

11 dicembre 2007

Caffè Centrale, astante+libro+strategie. Un caffè d’orzo sulla sinistra.

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

Tu leggi
sposti orbite
giocando a carte parietali
in occipite sleghi l’azzardo, le vele
nel porto approdato
della gestalt prima
a buon mercato
la prima
è quella che conta.

La lettura piana…
la lettura piana.

10 dicembre 2007

Ciò che non è sopra, è sotto. In mezzo, un’isola di niente.

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

Ho attinto da un lago
il desiderio di arsura
e le visioni di cani in fuoco
latrati in corsa
incendiavano l’inverno.

Lavati
lavati le mani in questo lago
e osservale cadere
sul fondo, mute, imbrigliate
nelle vampe.

09 dicembre 2007

Rivendicazione d’inettitudine: per convincere abbasso lo sguardo.

•Dicembre 23, 2007 • Lascia un Commento

…un cerchio netto…
ti dissi della caffettiera
del panno steso
del bambino che piangeva
della mamma apprensiva
delle foglie cadute
delle sbucciature sulle ginocchia
delle volute di fumo
e poi

del cerchio netto
secondi
attimi
periodi del pendolo
a dettare questo nostro tempo del dubbio.
Uno due tre, casca il mondo
ed io sotto, già superstite
ho bevuto il male degli oggetti

Il cerchio netto
lambisce le mie esplosioni
mi lega pelle geometrica
mi dissimula.

07 dicembre 2007