…hai accennato a quel vecchio discorso di vecchie cose…
ricolma di polvere
la tua volontà-bocca-polso
mi lega alla nicchia
in pasto ai fantasmi
Nuda lenta vergogna
a tendere il ventre
apro sorde le gambe
accolgo i rancori
partorisco il rovescio
della tua causalità.
Con coraggio:
avanti!
Siate uomini
appesi ai miei capelli
con coraggio e ritegno
in fila state, tangenti la mia giostra
a guardarvi le scarpe
il laccio vi coglierà
comunque impreparati
a cadere.
…e poi hai ricordato quel disegno a china e caffè…
ho ridotto lo spazio
tra le mie dita
ho spinto l’unghia
fin dentro il palmo
Ho riaperto:
non c’eri più
(o forse dentro la carne…)
Stamattina il letto era
un solo rumore
lo stesso che ora mi confonde
ad ogni passo gettato lento
sulla natura della veglia.
…hai poi passato la mano sul tavolo di vetro…
Il sole ci coglie ora solidi
abbandonati dalle geometrie
imperfetti, molli distesi.
Gli occhi fessura per l’eco
del ricordo:
ci furono case su case
costruite a ridosso della paura
del freddo.
Ci riuscirono, nell’esorcismo
caldi stretti cantarono in gruppo, ebbri
la danza delle ore, e ancora…
…Un colpo di tosse.
Riallaccio i nervi della mia cute
alle lancette del tuo orologio.
Tu sogni morto, le tue parole morte.
Raccolgo allora gli stracci da appendere
al tramonto
varco la soglia con il cesto tra le dita
tese
in dono alla notte
altre frattaglie del sole.
Anche stanotte, al mio rientro
legherai il tuo respiro
al mio collo
ed il giogo riprenderà
la costruzione del silenzio.
Ci furono case costruite
ove non c’erano case
ma solo tempesta
e acqua
e luce.
Ogni dio si oltrepassa e muta da sé
ogni landa è pelle dismessa.

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