butterfly caught
Arrivano
arrivano e portano via
sul loro carro a sette teste
e tu lo sai, amore mio di
glicerina
lo sai che rischiamo a stare qui
stanotte
fermi appagati…
perchè arrivano
di noi, avidi
nettano la superficie
delle tue tensioni
colgono l’irregolare
lo falciano uniforme
vieni via amore mio
senti le urla
sempre uguali
del venerdì metallo lamento?
Vieni via con me
c’è un passaggio segreto
sotto il tappeto
e dopo la notte
lo sai
insieme
ancora un’alba

vero,bravo. Alma.
a me mai
chiamare amore una realtà supposta (di glicerina) subito mi bendispone (ahinoi, di questi tempi in rete trovo più che altro poesia stitica).
ma veniamo alla farfalla e agli “essi” (che, carpenter docet, “vivono” e in questo caso *arrivano*).
trasuda d’inquietudine questo *godot*, visto che l’attesa si compie già nel titolo: la farfalla viene *presa*.
dunque l’affanno della fuga è vano, l’irregolare assume metasignificati rosarni (l’uniforme si fa nel contempo divisa e conformismo), e l’idea di nascondersi sotto un angolo del tappeto (intuizione geniale, è quello il ricettacolo per antonomasia dei residui di *spazzatura* più o meno umani) chiude il cerchio dell’ineludibile.
oltre l’apparenza del sogno non c’è speranza: giammai s’è visto un sole sorgere dal bordo d’un tappeto…
potente.
sì, come di consueto tracci la mappa di ciò che fu scritto alla rinfusa (…).
In modo che si possa ritrovare la tappa, il passo successivo.
Ed è, te lo confesso ancora, un piacere raro trovarti in questo retrobottega.
Bien.
Sotto il tappeto tanta polvere. Da scopare.
Ogni notte. Sotto il tappeto la nostra caverna.
E sotto sotto il tappetto.
Scoppiato, esploso, espulso. Champagne Supernova.