Se accosto l’orecchio, non sento il mare

Se accosto l’orecchio, non sento il mare:

se solo lo ascolto
il mio cuore-osso
mi addentro nei segreti di questa notte
ululati di vento
nelle cavità calcaree
ritorni di eco
da ampolle di sentimento
imprigionate
gettate
in fondo.

Se lo sbatto
il mio cranio-cuore
che pulsa e spacca dolore
addento il suono
dei pensieri caduti
lasciati
persi
entro
il mio corpo-osso
da scalare impalcatura
gioco e mistero
fino alle mani
lanciate in alto lassù
verso il nero
a strappare la pelle più in su
con violenza e gioia
scoprire le stelle
perdersi
dissolversi
ancora
nel volto-osso
in mimiche sequenziali
aperte-chiuse
farsi canto
e discontinuità
freddo-caldo
equilibrio del senno
in questo viso-osso
lasciato a maggese
per secoli di fame
per puro diletto
nel colmare le fenditure
espressività dell’arsura
di cessate cascate
dalle cavità
ora, ancora, solo
lamentate, descritte
entro il mio cuore-osso
che appeso dondola impiccato
pupazzo del tempo.

Entro il mio corpo-osso
sono la vittima
il boia
e quel che è peggio
il coro lamentoso e vile

e se solo lo ascolto
il mio cuore-osso
mi addentro nel suo silenzio
interrogo la colpa
ne dissolvo la sostanza.

E spengo anche questa notte.

16 gennaio 2008

~ di katebeing su Gennaio 16, 2008.

Una Risposta to “Se accosto l’orecchio, non sento il mare”

  1. con una scheggia dell’ osso puoi inventare mondi, distruggere macigni.

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