La vertigine alle fonti della pelle Derma sai di che parlo hai visto i sassi bianchi cadere nel pozzo la luna era un sogno da mangiare stretta al palato Ora slego questa matassa e tu Dio infinito graffi alla sua porta di legno unghia affilata e sai che la civiltà ci rende sordi al tuo tuonare amore Annaspi ora per vie di acqua tra alberi e vento Non c'è casa in terra. Torno torno e slego e tu tu che apri il cuore macellaio di te stesso applicando voce a miserie diastoliche tu che conosci il caldo del corpo solo lambendo ghiaccio Ecco torno e slego e tu lascia le fesserie alle fermate della metropolitana lascia le tue rovine in fondo al sacchetto della spesa C'è stato un tempo del respiro ciò che hai dentro è.
Derma
•Novembre 17, 2009 • 1 CommentoLa gabbia viva
•Maggio 18, 2009 • 6 CommentiVedi
ti dicevo
(sentimi dal tuo silenzio dentro
racchiuso in poche definite filiazioni
Caronte che sprigioni ormoni
ad ogni passaggio tra le mie due sponde)
è questione di amore
tutto questo tuo rimestare
icone in sospensione per passeggeri paganti
Che nulla si fissi
nel viaggio immemore verso il solo
pensiero vero
era regola e istruzione fin dai primi rudimenti
di questa etica del divenire.
Snocciolavo il rosario di denti con le mani giù in gola
una ad una mille a treccia di preghiera per te
e i tuoi gomiti stanchi
e sbarre d’avorio a occidente
e colonne di luce ad oriente
e poi
vedi
ti dicevo
qui si pesca
da qui
si tiran su pesci dai polmoni !
Sorridesti
senza mai fermare l’acqua
voltata la mia immagine
arrivammo alla sponda.
dai confini invalicabili
•Marzo 10, 2009 • 1 CommentoNelle mani lo spazio
poi
d’improvviso dita
appresso all’amore
allegri bottoni pendenti
colorati rincorrevano stoffe
di giorni e giorni
nel tempo.
Ma il tempo
quello
è ora per i denti
il tempo ora luogo
per queste mani intente ai lacci
allo stringere salvezze contabili
la palizzata
la zattera
la croce
che siano
forti
che siano
resistenti
Le mani di ora
intente al confine
contro il tempo
tornato spazio
e allora che è ora
ti dico:
ti ho vissuto
amando qui dentro
spazio divenuto tempo
ti muoio
ancora accanto
tempo congelato luogo
Io confine di Te
dimentico lo spazio negato.
Amanotturne (le stelle cadenti muoiono)
•Aprile 17, 2008 • 7 CommentiLa lentezza di questo sangue
invasione, mare caldo
nello spazio tra le dita
mani ferme sul leggìo
Rosso, difforme
per l’orizzonte che vuol finire
ora
adesso
nella terra confondersi
e non definire.
Ho letto poche righe
del tempo nascosto
in iridi sognanti
e non le ho capite.
Avida mercante
smossa in colpe
le ho donate
in un pomeriggio di pioggia
vinta dal disconoscere
il mattino di un sorriso.
Non le ho mai capite.
Mani nude
e marea deforme, sangue
lenta scorre e cancella
quei tuoi primi tratti
laddove i cuori
il mio, il tuo
in un tempo lontano
non capirono il silenzio
lo stesso di ora
oscuro idioma da scavare.
Mani nude
e marea deforme
sangue
lenta cancella e scorre
in questi ultimi tratti
gettati
solo ora
capiti
e già a te
negati.
15 aprile 2008
La propensione ai limiti, a non accettarli
•Marzo 29, 2008 • 2 CommentiStrutturata negazione
di opposti si nutre
sinaptico viaggio a ritroso
mi scurisce i capelli
mi tende la pelle
inumidisce le mie labbra
e sono appena viva
ché già parassita sugge
la sorgente stessa del sorriso
infrange l’insegnamento
dei salici ed il loro canto
tramuta in frastuono.
Come se il vento tra le foglie
fosse la muta, la mia voce
che di notte inverno urla
e non permette pace.
La propensione ai limiti, a non superarli
•Marzo 22, 2008 • Lascia un CommentoI secondi poderosi
i minuti che mutano
di numero, di peso.
Che il tempo esiste
si è fermato
è volato
persiste
isolato:
sono solo lazzi
parole-stucchi
che non rendono il rintocco
peso dispari
sulla mia tempia
allo specchio
della tua…ricordo…
non ricordo.
I secondi poderosi
si assommano
e tacciono
come questo muro nudo.
Piazza San Francesco: Kate dialoga con il piccolo Ian
•Febbraio 26, 2008 • 3 CommentiSe ne coglie un frammento
o uno squarcio nel tempo
di questa tempesta
di febbri, di Dei
che spacca le vene
per il troppo fragore
di lacci di gioia
che intessono il mare
A stringer le mani
attorno al silenzio
perfetto di sogno
di niente, deserto
sai, quasi si perde
il peso del volto
dalle parole il fetore
d’incanto è dissolto
per farsi respiro
o assenza di calco
di gesso su tempie
immuni al clamore
della vita che sempre
ma ora
non muore.
25 febbraio 2008
Essere singolare fino a. Poi: annullare
•Febbraio 12, 2008 • 2 Commentiquei radicamenti inespressi
linguaggi sotterranei
preziosi nel mio silenzio di ieri
e di oggi
sono mappe dell’incertezza
che vorrei donare a mio figlio
ricette per non ritrovare mai la strada
esclamazioni mute per non desiderarla.
Ogni notte appoggio gli occhi sulla terra
nuda che non accoglie
che schianta i tentativi di
indagine ulteriore
poi osservo i due globi distesi
tuorli e albume sull’erba.
Ed ecco i passi muoversi
ciechi, camminando sul mio viso
incespicano sulle espressioni fuggiasche
tentennano sui denti non allineati
cascano all’esca
della lingua troppo vera.
E il mio corpo in caduta
mi colma la bocca
e so di che so
e non vedo che me stessa:
da capo mi rivolgo
addensata di silenzio.
Che poi dire
•Febbraio 5, 2008 • Lascia un Commentoche poi dire
la parola scende dalle labbra
mi viene incontro
mi confonde per la via
che il cammino continuo
di questi ostacoli
diniego
riprende
la voglia
il coraggio di capire
in cerca mani crepate
di acqua sotto il nulla.
Ma che poi il detto sia mistero
ma che poi il dire sia un dono
di peso impregnato
il sogno s’infrange.
E mi ritrovo sfrangiata
una sciarpa che non scalda
attorno al collo stretta stretta
al mio stesso respiro
che pulsa
vena di Necessità
contro il sordo gioco
della volontà.
Che poi dire
la parola mi spacca il cuore
mi cinge la testa di possibili
è pulirsi le suole
sul sorriso di mattina
quello, mio, che non vedo.
05 febbraio 2008
Dolci parole di Kate, che proteggono Kate
•Febbraio 5, 2008 • Lascia un CommentoVi prego
non andatevene
come il sole anche oggi
non andatevene con il mio respiro
Vi prego
non lasciatemi sola
senza le ombre
del caldo del senso d’amore.
Restate accanto all’illusione
di un corpo in movimento
di un braccio per abbracciare
di bocca che vuole baciare
di sangue in scorrimento
per ogni dove.
Vi prego
non chiamatemi
con il mio nome.
23/01/2008
Rientrando a casa mi soffermo sul Rumore.
•Febbraio 5, 2008 • Lascia un CommentoIl mio amore esiste
tra lingua e palato
questo vino che cancella
questo amore che persiste.
Perdendo i passi
lanciati oltre la meta
ho regalato le dita alle stelle
e non ne ho più il conto.
Appese
tirano giù
fino qui la notte
fin dentro la notte
il rumore della paura.
Appese
tendono il filo dell’attesa
il cappio di un ritorno
E attesa
e ritorni
svolgono la solita ripetizione fredda.
E attese, e ritorni
assommano tra loro
la cifra della paura
in un’algebra tendente allo zero.
Poi
d’incanto
il mio amore cessa
e nasce il desiderio:
il mio amore persiste.
24/01/2008
Se accosto l’orecchio, non sento il mare
•Gennaio 16, 2008 • 1 CommentoSe accosto l’orecchio, non sento il mare:
se solo lo ascolto
il mio cuore-osso
mi addentro nei segreti di questa notte
ululati di vento
nelle cavità calcaree
ritorni di eco
da ampolle di sentimento
imprigionate
gettate
in fondo.
Se lo sbatto
il mio cranio-cuore
che pulsa e spacca dolore
addento il suono
dei pensieri caduti
lasciati
persi
entro
il mio corpo-osso
da scalare impalcatura
gioco e mistero
fino alle mani
lanciate in alto lassù
verso il nero
a strappare la pelle più in su
con violenza e gioia
scoprire le stelle
perdersi
dissolversi
ancora
nel volto-osso
in mimiche sequenziali
aperte-chiuse
farsi canto
e discontinuità
freddo-caldo
equilibrio del senno
in questo viso-osso
lasciato a maggese
per secoli di fame
per puro diletto
nel colmare le fenditure
espressività dell’arsura
di cessate cascate
dalle cavità
ora, ancora, solo
lamentate, descritte
entro il mio cuore-osso
che appeso dondola impiccato
pupazzo del tempo.
Entro il mio corpo-osso
sono la vittima
il boia
e quel che è peggio
il coro lamentoso e vile
e se solo lo ascolto
il mio cuore-osso
mi addentro nel suo silenzio
interrogo la colpa
ne dissolvo la sostanza.
E spengo anche questa notte.
16 gennaio 2008
Gorgone dei bambini
•Gennaio 11, 2008 • Lascia un CommentoIn cerchio…
è la danza!
Forte…forte!
Manine sul manubrio
in cerchio giallo e blu
stretti i seggiolini
in ferro bianco
(che se non ha colore è bianco)
Forza!
E’ una danza!
E’ il cerchio
dei bimbi come respiri
di me fata al centro
dei bimbi dei cinque respiri
e uno ride
e uno urla
e tu sei paonazzo
e lui sputa
e lei lega le forme del sogno
E tutto
tutto
corre in tondo
e gira
colori pesi e forme
in questo vuoto che già intorno
di me fata al centro
sfugge e svapora
in un sorriso.
Constatazioni, conclusioni
•Gennaio 8, 2008 • 1 CommentoQuant’è fredda questa pelle
quando infine
è fredda
Quanto muto questo cuore
quando in fondo
è fermo
Quanto buio nei miei occhi
se li chiudo
e non li apro più.
Quanto niente
in queste quantità
se cadute son le mie dita
Da bambina le contavo
per giocare su di me
Da ragazza le giocavo
per contare su di me.
Quant’è freddo questo freddo
perse in fondo
le mie dita
.
.
.
sono niente.
L’area di sosta
•Gennaio 8, 2008 • Lascia un CommentoL’attitudine al trascorso:
assuefatta a nebbia distesa
bacio corteccia, mi fondo.
Ciò che è
sparirà.
Fenditura di nervi, di linfa
armonici del canto continuo
mi lego ora al tuo urlare
silenzioso, proteso.
Ho tra le dita i due angoli opposti della notte
da piegare in pezzi più piccoli,
(così mi dissero).
Ho tra le dita le opposizioni.
Bacio corteccia, mi fondo
urlo protesa
canto la mia notte.

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